Associazione Presenza Culturale

amici di Romolo Liberale

                                   OMAGGIO A ROMOLO LIBERALE: INTELLETTUALE LIBERO

 

Romolo Liberale nasce a S. Benedetto dei Marsi, il 01.02.1922, dove frequenta le scuole elementari. Le condizioni economiche della famiglia non gli consentono di continuare gli studi. Come scrive in un sua bellissima poesia: Non sono mai stato seduto su un banco di scuola media/non ho mai varcato la soglia di una scuola liceale/non so com’è fatta un’aula universitaria (Parabola delle mie parole). Romolo cresce precocemente nell’ambiente antifascista di S. Benedetto  dei Marsi, allora capitale dell'anarchismo marsicano, dove entra in stretto contatto con gli anarchici del paese: De Rubeis e Ippoliti, medico del paese, antifascista,  a cui dedicherà una suggestiva ballata. Lo stretto contatto con gli ambienti sovversivi del bacinetto lo porta ad abbracciare, giovanissimo, gli ideali anarchici che, sottotraccia, continueranno ad influenzare il suo modo di agire anche negli anni successivi.

Dopo una breve esperienza come  bracciante agricolo, allora condizione lavorativa comune alla maggior parte dei giovani dei comuni fucensi, lascia San Benedetto e si trasferisce a Roma, dove lavora prima come apprendista presso la bottega di un fabbro e, terminato il servizio militare, come fonditore in un’officina. Le sue origini contadine ed il forte richiamo della terra, passato qualche anno nella capitale, lo riportano alla fine del 1945, a San Benedetto. Romolo lascia dietro le spalle le giovanili idee anarchiche e si iscrive al PCI: comincia ora il suo molteplice impegno politico, sindacale, culturale. Caratteristica costante della Sua azione   è proprio questa positiva e feconda commistione di ruoli (cfr. Tab. 1): dirigente politico e sindacale, amministratore pubblico, giornalista, poeta, scrittore, saggista, critico d’arte, storico,  animatore culturale.

Divenuto segretario della sezione del PCI di San Benedetto, si candida, come capolista di una lista progressista ( simbolo: il sole nascente), alle amministrative del 1946, le prime del comune, sino ad allora frazione del comune di Pescina. Il paese di San Benedetto era riuscito  ad  ottenere l'agognata autonomia a seguito di una lotta, a tratti cruenta, durata quasi mezzo secolo, animata soprattutto dagli esponenti anarchici del luogo.

Ma ben presto l'impegno sindacale prende il sopravvento su quello di amministratore pubblico. Romolo, al primo congresso della Federterra dopo la ricostituzione della Camera del Lavoro, tenutosi al Teatro Orfeo dell'Aquila, il 22-23 settembre 1946, fu eletto segretario della Federterra provinciale. Un suo compagno di lotta lo definiva un giovane “ardente e battagliero”. Ma come avviene  l’incontro di Romolo con la politica, con la lotta di classe? E' il Fucino, rileva lo storico Colapietra, in cui  i contorni di classe sono netti e nitidi ad imporgli di prendere posizione, di fare una distintiva scelta di campo. Sono le contraddizioni sociali ed economiche del Fucino, di cui all'epoca la bietola era il simbolo economico  e la bandiera rossa il vessillo politico, che portano Romolo, come tanti giovani animati da idee di progresso, a  schierarsi contro il Principe Torlonia, a combattere per un nuovo ordine sociale e politico.  Ci vuole nu mondo nuovo, scriverà pochi anni più tardi.  Sono le sue marcate  origini contadine che, per certi versi, lo obbligano ad impegnarsi per il riscatto del Fucino:  come per molti della sua generazione, l’affrancazione del Fucino dal domino feudale torloniano e  la terra ai contadini ( antico motto del socialista Filippo Carusi), diventano la spinta  per la sua azione politica, sindacale  e culturale. E' la condizione di estremo disagio della classe contadina ad alimentare in Lui la  forza di contrapporsi ai soprusi ed al potere. Romolo si sentirà sempre  un cittadino  del Fucino, la terra di Silone, scrittore da lui particolarmente amato ed a cui dedicherà numerosi interessanti saggi.

Le forme di espressione culturale di Romolo - la poesia, la prosa, la ricerca storica, l’animazione di numerose avventure culturali - sono tutte finalizzate al riscatto ed all’emancipazione dei lavoratori e dei contadini e del Fucino. Romolo, quindi assume progressivamente la configurazione di  intellettuale organico del mondo contadino marsicano, capace di rappresentarne le istanze, di avvicinarlo ai partiti progressisti e di saldarlo con i ceti operai più avanzati e più in generale  con la società marsicana.  Per certi aspetti Romolo interpreta in maniera originale e distintiva, l’idea gramsciana di intellettuale organico. In Lui, l’azione culturale si intreccia fortemente e costantemente con l’agire politico  e sindacale (… Il modo di essere del nuovo intellettuale …. consiste nel mescolarsi attivamente  alla vita pratica, come costruttore, organizzatore, persuasore permanente.... Insomma un intellettuale in grado  di diventare “dirigente” - Specialista + politico ).

Durante le lotte del Fucino del 1950 organizza e guida i cortei di manifestanti e sperimenta spesso il carcere. L’agricoltura, il mondo contadino continuano, quindi, a  permeare tutta la Sua vita, non soltanto sotto l’aspetto politico e soprattutto sindacale, e anche la sua attività di giornalista, storico, poeta (basti pensare all'opera Fucino Mio Paese), critico letterario, animatore culturale. Ma Romolo non si è occupato solo dell’agricoltura del Fucino ( la polpa), nelle sue poesie, nella sua azione di animatore culturale ha valorizzato anche l’agricoltura minore ( l’osso). La castagna, per esempio,  figura in molte sue opere e nell'allora  dimenticata Valle Roveto egli era sempre presente. E l'agricoltura, la terra, l’amore per chi la lavora  costituiscono ancora la scintilla che accende la  Sua multiforme vena culturale.  Come giustamente mi ha detto Mirka in una delle nostre tante chiacchierate,  i contadini, la terra sono suoi costanti riferimenti ed i  protagonisti indiscussi  del suo agire politico e culturale. Romolo ha contribuito insieme ad altri a fare del Fucino, agli inizi degli anni '50 del '900, una significativa questione nazionale, dimostrando una grande  apertura politica e culturale e  ha concorso a dare al movimento un'impronta di originalità e di innovatività facendolo diventare un fecondo  laboratorio politico.

Anche nella ricerca storica Romolo approfondisce, con l’approccio dello storico marxista,  la “questione contadina”. E infatti, le sue opere principali sono dedicate  al mondo delle campagne: Il Movimento contadino nel Fucino - dal prosciugamento del Fucino alla cacciata di Torlonia ( la prima stesura del saggio venne presentata da Romolo nel gennaio del 1975 al congresso di Storia del Movimento Contadino, svoltosi a Reggio Emilia), Movimento popolare e lotte popolari in Abruzzi dal 1944 ad oggi ( saggio pubblicato all’interno del Volume: Campagne e Movimento Contadino nel Mezzogiorno, Di Donato, Bari 1979, Romolo è membro del Com. scientifico per la realizzazione dell’opera) Pastorizia e tratturi  in Abruzzo (1987), Fucino 1950-1951: storia iconografica di una lotta (1988 ). Nella sua opera storica si ritrova, con grande evidenza, un’esigenza pedagogica che da Gramsci in poi caratterizza gli storici vicini al PCI. Tale approccio si avverte nei libri citati,  che sembrano manuali per avvicinare  i contadini, a cui in fondo l’opera è dedicata, ai partiti di sinistra. E tali intendimenti si ritrovano in un altro breve ma importantissimo saggio: La formazione del  gruppo dirigente Comunista Marsicano. Un lavoro fondamentale per capire  le complesse vicende che portarono alla formazione nella Marsica di una robusta pattuglia progressista, vicina al PCI. Mai barricadera, ed aliena da simpatie bordighiane. Romolo nei suo libri a sfondo storico usa con grandissima sapienza e maestria le fonti orali, valorizzando magistralmente le preziose testimonianze dei protagonisti. Sotto questo aspetto le sue opere sono  un’importantissima fonte di riferimento per tutti gli storici, da Colapietra in poi, che hanno approfondito la realtà marsicana.

Tornando alla Sua biografia, dopo  le lotte per dare l'agognata terra  ai contadini del Fucino -  sogno dei socialisti di inizio novecento - tra la fine degli anni '50 e gli  inizi degli anni '60, la Sua attività sindacale continua come dirigente della CGIL prima a Sulmona e poi ad Avezzano. Di rilievo  è  il suo  impegno a favore degli operai della cartiera e degli edili (una variante dei contadini) della  Valle Roveto.

Torna, però,  ben presto ad occuparsi a tempo  pieno dei suo contadini. Nel 1963 diventa responsabile dell'Alleanza Contadina e poi del Consorzio Bieticoltori. In queste organizzazioni  si dedica alla 2^ fase della “Questione contadina”. Dopo la fine del latifondo, dopo l'assegnazione delle terre, era necessario organizzare modernamente  il Fucino, consolidare il mondo contadino e soprattutto accompagnare il passaggio da contadino ad agricoltore. E questo sarà l’impegno di Romolo nelle due suddette organizzazioni.

Agli inizi degli anni ’70 Romolo  torna all’impegno politico e giornalistico intenso sia nella federazione Marsicana che nel Gruppo del PCI alla regione Abruzzo. E' corrispondente de L’Unità, segretario del Gruppo PCI al Consiglio  Regionale, responsabile Stampa Regionale del PCI e consigliere provinciale nel collegio di Pescina, l'antico “bacinetto”, culla degli anarchici e degli intransigenti, dove ancora una volta accetta di candidarsi per spirito di partito.

Alla fine degli anni ’80 Romolo dedica sempre meno spazio alla politica e sempre più tempo alle attività culturali, incontrando tanti prestigiosi compagni di viaggio: Guttuso, Attardi, Treccani, Calabria, Maselli, Mulas, Ercole, Pomilio, Esposito, Gismondi, Barberis, De Simone, Tenaglia, ecc.

Con la nascita del PDS, nel 1989, si iscrive a Rifondazione Comunista e ne assume il ruolo di Presidente. In politica la sua preoccupazione prevalente è quella di far crescere giovani leve, in quest’ottica va letta l'idea di affidare R.C. ad una giovane donna. Romolo da dirigente diventa semplice militante continuando a sostenere ed incoraggiare le battaglie del suo nuovo partito fino a pochi giorni dalla sua scomparsa, avvenuta  il 26 ottobre del 2013.

Con l'avanzare degli anni ’90, l'impegno politico e sindacale cede progressivamente il passo agli interessi culturali. Per certi aspetti sembra che Romolo, come molti della sua generazione, concluda non solo il suo impegno politico, ma  anche  il processo di elaborazione, di approfondimento culturale che sottintende l’azione politica e che ha sempre caratterizzato il suo agire, nel momento in cui, dopo la vittoriosa cacciata di Torlonia, i contadini diventano, nei primi anni ’80, agricoltori opulenti.  Rinnovo la provocazione che feci a Romolo, Antonio Rosini e Giancarlo Cantelmi in un convegno, di qualche anno fa,  sulle lotte del Fucino. A me sembra che risolto il problema del Fucino, raggiunto l’obiettivo della terra ai contadini e visti i contadini diventare agricoltori, tutti coloro  che avevano fatto di questo processo di emancipazione la loro bandiera politica e culturale, il centro del loro agire politico, gradualmente abbiano imboccato altre strade, quasi con la consapevolezza di aver risolto il compito che la storia gli aveva loro assegnato: la questione contadina. Infatti, gradualmente ognuno si è ritirato nel proprio campo; Romolo ha scelto la cultura e soprattutto la poesia, la poesia dell'impegno militante, come ha scritto un suo estimatore.

Mi piacerebbe su questo aspetto aprire un dibattito, continuando l’accesa discussione a margine del convegno citato, nella convinzione che nel Fucino stanno emergendo prepotentemente nuove problematiche ma, purtroppo, non c'è nessun Romolo a contestare, a sostenere chi è rimasto indietro, ad opporsi ai nuovi sfruttamenti, a denunciare soprusi e violazioni.

Romolo è stato sicuramente e per lungo tempo, un protagonista  della vita politica e culturale marsicana; il suo approccio assolutamente libero alla cultura, nonostante si sia battuto costantemente per affermare i principi ed i valori della sinistra, ne fa un “intellettuale libero” che si  è distinto per pacatezza dialettica e sensibilità estetica, aperto al dialogo e con grandi capacità di ascolto. Ritengo che oggi tutti dobbiamo assumerci l’impegno di valorizzare il suo lascito culturale e di trovare un modo adeguato per ricordarlo, divulgando la sua opera e facendo studiare il suo pensiero ai giovani che tanto amava.

Grazie “caro Romoletto” per quello che hai fatto  per la nostra terra  e per ciò che ci hai lasciato.

Avezzano, dicembre 2014, Sergio Natalia